Disposizioni d’urgenza per alunni con BES o DSA

 Disposizioni d’urgenza per alunni con BES o DSA

È sicuramente un momento drammatico per il Paese. La scuola sta soffrendo profondamente, trovandosi ad affrontare una nuova, finora parziale, chiusura dell’accesso alle lezioni da parte degli studenti. Cosa succederà agli alunni con BES e DSA?

Le previsioni del recente DPCM hanno accompagnato, il 3 novembre, un momento drammatico per l’istituzione scolastica attraverso l’ennesima ondata di restrizioni per le lezioni in presenza da parte degli alunni.

Nelle zone gialle e arancioni la didattica, nelle scuole superiori, è integralmente a distanza, con l’eccezione delle attività laboratoriali che restano in presenza. Rimane garantita la presenza nelle scuole secondarie di primo grado, primarie e infanzia. Nelle zone rosse invece, sono in presenza solo le attività fino alla prima classe delle secondarie inferiori.

Diverse regioni hanno già attuato importanti deroghe, provvedendo la chiusura totale delle attività in presenza, anche ove previste dal DPCM, comprese quelle laboratoriali. La situazione è di complessa lettura per chiunque, ed è facile capire che la presenza di un disturbo dell’attenzione, di un disturbo dell’apprendimento (ex legge 170/2010), di un qualsiasi altro tipo di difficoltà classificata come bisogno educativo speciale, con o senza certificazione, renda il processo di trasmissione del sapere alquanto difficile.

Anche la vita delle famiglie di bambini e ragazzi con questi disturbi si complica ulteriormente. Non si tratta solo dei problemi correlati al lavoro, che la famiglia deve risolvere (sempre che il lavoro ancora ci sia).

Gli alunni con BES o DSA hanno assoluto bisogno della presenza fisica dell’insegnante.

Le indicazioni dell’insegnante sono preziose, se non indispensabili, nella gestione del tempo, dell’attenzione, degli spazi, della disposizione di libri, tablet o quaderni e per lo stesso studio, che avviene con metodologie ovviamente differenziate.

Pensiamo solo all’importanza del linguaggio para-verbale e non verbale nella comunicazione con questi alunni, per capire che la didattica a distanza non può essere adeguata. Il linguaggio para-verbale si riferisce a elementi come il tono e il timbro della voce. Il non verbale si riferisce alla prossemica, alla gestualità, al gioco di sguardi. Comunicare con un ragazzo con BES o DSA mediante questi strumenti crea un’intesa che, con gli strumenti della didattica a distanza, è difficile ricreare.

A mio parere, dunque, va giustamente privilegiata la continuità della didattica anche a discapito del coinvolgimento nel gruppo classe che, in questo momento, non può che decadere.

Cosa possono fare i genitori?

I genitori dei ragazzi con difficoltà, soprattutto quelli che si sono visti riconoscere un Piano Educativo Individualizzato (PEI) o un Piano Didattico Personalizzato (PDP), devono mantenere con le istituzioni scolastiche (insegnanti e coordinatori) un dialogo aperto e constante, in modo da far percepire le reali necessità del ragazzo e delle loro famiglie nell’assisterlo.

In caso di inadempienze, raccomando ai genitori di far valere i diritti dei propri figli di fronte all’autorità scolastica. Possono semplicemente chiedere un colloquio, indirizzare una raccomandata alla Presidenza o rivolgersi all’ufficio scolastico competente per provincia. 

È inammissibile che i genitori siano lasciati soli nel risolvere, accanto alla gestione delle esigenze quotidiane del bambino/adolescente, anche la sua istruzione. Inoltre, se da una recente indagine ogni classe riporta almeno 4 casi di fragilità, significa che l’urgenza non può più essere semplicemente tamponata in tutta fretta, ma occorre professionalità.

I giovani vanno seguiti. Nella mia operatività quotidiana mi occupo di discalculia e disturbo dell’attenzione. Non solo attraverso lezioni individuali e personalizzate, ma anche allargando l’intervento alla gestione dell’organizzazione nello studio e nella preparazione del materiale per l’indomani, alla capacità di usare i dispositivi informatici (non sempre così elevata, nonostante si parli di millennials, quando si tratta di esigenze di studio). 

Il mio lavoro è rivolto soprattutto a studenti con BES e DSA.
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