Indagine sulla didattica a distanza nella scuola primaria

 Indagine sulla didattica a distanza nella scuola primaria

L’insoddisfazione delle famiglie italiane per la didattica a distanza (DAD) attuata, in piena emergenza, dalla scuola primaria, è il dato più eclatante di una recente indagine del mensile Altroconsumo.

Solo il 27% del campione si dichiara soddisfatto. Anche perché l’82% dei ragazzi ha avuto bisogno di aiuto per lo studio, l’organizzazione, l’uso dei dispositivi elettronici. Questo ha inciso sulle possibilità dei genitori di lavorare. Non solo: ha avuto un riscontro negativo anche nelle tasche delle famiglie, al punto che un terzo del campione intervistato non ha potuto contare su un dispositivo digitale o PC. Queste persone, di fatto sono rimaste escluse dal diritto all’istruzione.

Ad essere sacrificate, per lo più, sono risultate le donne (59%). Queste hanno inviato lettere e petizioni al ministro Azzolina chiedendo che il peso della didattica a distanza non fosse scaricato quasi interamente su di loro. Non tutte le classi infatti, sono riuscite a organizzare un piano regolare di lezioni. In molte, gli insegnanti si sono dovuti limitare a correggere i compiti assegnati, e l’anno scolastico è terminato senza concludere il programma.

I risultati dell’indagine

I risultati dell’indagine sulla didattica a distanza nella scuola primaria sono dunque luci e ombre: è evidente che molti genitori dovrebbero sacrificare il loro lavoro, in caso di una nuova chiusura delle scuole. In una situazione del genere, forse meglio sarebbe ricorrere ad un tutor che possa aiutare il nucleo familiare a:

  • gestire l’organizzazione del lavoro dei ragazzi
  • formare i familiari sull’utilizzo delle piattaforme
  • fornire quelle nozioni che la scuola, come già accaduto, ha demandato ai genitori, limitandosi a erogare video, compiti ed esercizi relativi al programma già svolto.

Tutto questo tenendo anche conto degli alunni in maggior difficoltà quali i DSA, e i ragazzi con bisogni educativi speciali, che isolati in casa, sono stati privati di quell’elemento sociale – il contatto con i compagni – fondamentale per la loro maturazione.

Personalmente, dall’inizio del lockdown ad oggi, le richieste di lezioni che ho ricevuto sono state da parte di genitori che si sono trovati in difficoltà perchè si sono vesti negare l’istruzione e la gestione quotidiana dei ragazzi con bisogni educativi speciali o DSA. Una conferma di quanto descritto dall’indagine effettuata sulla didattica a distanza.

Anche in questi giorni il mio lavoro è rivolto soprattutto a questo tipo di studenti. Per avere maggiori informazioni sui miei servizi visita la pagina dedicata del sito e iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato.

Puoi seguirmi anche sulla mia pagina facebook Andrea Rossi Tutor.

(Fonte: Altroconsumo)