La Regina degli Scacchi: dal libro alla serie… alla scuola

 La Regina degli Scacchi: dal libro alla serie… alla scuola

Durante una lezione scolastica, mi è capitato di pensare al gioco degli scacchi e a come sia stato miracolosamente riportato in voga dalla serie La regina degli Scacchi, tratta dal magnifico libro di Walter Tevis.
Sì, proprio lui, l’autore del fantascientifico L’uomo che cadde sulla terra. 

Osteggiata da molti, un po’ come l’alieno del citato libro, Beth Harmon (la bellissima Anya Taylor-Joy, già protagonista del film Split di M.A. Shyamalan), trova una ragione di riscatto e di auto-affermazione nell’ossessione per il gioco. Negli anni bui della guerra fredda, non è da tutti arrivare a competere nell’olimpo degli Scacchi, l’allora Unione sovietica. Beth riesce nell’intento, a discapito di quello che, più di ogni altra cosa, è la ragione di vita di tante persone: l’amore. Sentimento che le è stato negato da bambina, dal momento che è cresciuta in un orfanotrofio. 

Gli Scacchi, l’intelligenza visuo-spaziale e la matematica

In alcuni post ho fatto riferimento allintelligenza visuo-spaziale e, ripassando alcuni prodotti notevoli in classe (sono da poco stato nominato per una supplenza di alcuni mesi in un Istituto Tecnico Economico), ho potuto ancora una volta constatare come sia importante, nella matematica, il riconoscimento di schemi o pattern, come succede nel gioco degli scacchi.
Se riconosco il pattern (nel mio caso una differenza di due quadrati), allora posso applicare la formula che scompone il binomio. Diversamente, risulterebbe assolutamente inutile studiarla.
Questo è un compito molto arduo per coloro che hanno disturbi dell’attenzione o risultano DSA.
 

Gli scacchi aiutano in questo compito poiché ci si allena a identificare, nell’intricata configurazione dei pezzi, come si trattasse di un balletto, una situazione già apparsa in passato, studiata in qualche libro o in un database.

Riconoscere significa sapere come comportarsi nelle mosse successive, per massimizzare le proprie possibilità di successo. Oppure, si può correre il rischio di fare una mossa nuova, sperando di mettere in difficoltà l’avversario che non l’ha mai vista prima.
Calcolo e ragionamento, dunque (se io muovo qua, tu muovi là…) ma ancora prima memoria a lungo termine e strategia devono far parte della cassetta degli attrezzi del giocatore.
 

Negli attuali programmi scolastici non c’è ancora spazio per gli Scacchi ma, fortunatamente, hanno trovato accoglienza in tante iniziative extra-curricolari. Esperienza che sarebbe il caso di incoraggiare. 

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